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L'Argentina non ubbidisce più
       di  Fabrizio Casari
       04 Jan 2005

        L'Argentina, in qualche modo, evoca sempre. Terra di emigrazione italiana e di desaparecidos di mezzo mondo, ispiratrice del Piano Condor e della Triple A, di perdoni per legge che impediscono la legge del perdono, la terra dei gauchos ha patito nelle sue carni tutti i passaggi della storia moderna. Il suo nome, un tempo simbolo di ricchezza, da qualche anno era diventato un sinonimo di crac finanziari. Lo stesso nome, oggi, a tre anni di distanza dalla bancarotta, si deve però ricollocare nel dizionario dei sinonimi. Perché le notizie economiche sullo stato di salute dell'Argentina sono buone, anzi ottime.

       L'economia è cresciuta dell'8% per due anni consecutivi. Le esportazioni sono in crescita, il livello della valuta è stabile, le riserve ammontano a 19,5 miliardi di dollari, i conti correnti sono in attivo, la disoccupazione è stata ridotta dal 20 al 13%.

       Com'è stato possibile?

       Disobbedendo fragorosamente al Fondo Monetario Internazionale, che diffondeva a piene mani ricette, compiti ed obblighi. Come da copione, infatti, al capezzale della vittima era giunto il carnefice sotto le mentite spoglie del medico. La ricetta del Fmi, per uscire dalla crisi in cui lo stesso Fmi aveva gettato l'Argentina, consisteva in una serie di misure destinate a rifondere il debito. Ricetta abusata: austerità  all'interno, generosità  con l'estero.

       Il sistema era quello solito: bastone sicuro, per la carota vedremo. Buenos Aires si è invece rifiutata di pagare il debito così come proposto dai creditori, statunitensi in primo luogo, rifiutando le procedure connesse. Niente "aggiustamenti strutturali", niente "contenimento dell'inflazione", niente "garanzie agli investitori", niente "abolizione di ogni tassazione sulle operazioni" e via ricettando.

       Kirchner, insediatosi a metà  del 2003, ha scelto di respingere al mittente le minacce e le pressioni, d'ignorare l'ennesima ricetta monetarista e di fare l'esatto contrario di quanto ordinato dal Fmi. Ignorando i creditori, ha dato vita ad una politica economica destinata al rilancio del consumo interno, imponendo tasse sull'export e sulle transazioni finanziarie, puntando al recupero del potere d'acquisto dei salari ed alla riduzione della disoccupazione (due milioni di posti di lavoro in pù negli ultimi due anni). Speculatori e creditori sono rimasti nella sala d'attesa: hanno dovuto scegliere quello che l'Argentina ha scelto.

       In tre anni, Buenos Aires ha denudato il re.

       Nessuna fuga di capitali, come pronosticato e minacciato dai banchieri Fmi; anzi, per la prima volta, quest'anno sono pù i soldi che rientrano che quelli che scappano. Sembravano increduli i banchieri del disordine mondiale, ricordavano un'altra Argentina, quando inviarono ad infierire su di lei, signora orgogliosa del Cono Sur, le ricette monetariste dei Chicago Boys, i mullah di Milton Friedman.

       Ad applicarli, con felice idiozia e infinita corruzione, un gruppo di burocrati con una missione precisa: vendere la dignità  ad un prezzo inferiore alla decenza. Alchimie di tecnica monetaria e consegna della politica economica nelle mani degli speculatori. La vendita dell'Argentina a prezzi di saldo alle major statunitensi ed europee gettò il Paese in una crisi economica devastante. Ma i tempi cambiano, come i governi.

       Questa volta la ricetta giusta è stata la disobbedienza.

       E siccome disobbedire è bello solo quando è frequente, Kirchner ha disobbedito anche alla Casa Bianca, opponendosi all'Alca e rafforzando visibilmente, in modo persino eclatante, i rapporti con Cuba. Disobbediendo si è schierata con il Brasile, l'India, il Sudafrica e il Venezuela nel gruppo dei 22 Paesi che dicono no alla corda insaponata dei dazi europei. Sempre disobbedendo ha firmato contratti di import/export con la Cina di assoluto rilievo strategico (20 miliardi di dollari) e si permette anche di sferzare l'Europa sul Mercosur.

       Insomma, il Paese che varò l'obbedienza dovuta, non obbedisce più.

       Non riceve ordini dall'estero, ordina semmai in patria. Costringe alla verità  della storia i segreti di Stato. Condanna, rimuove, giudica e perseguita gli aguzzini del suo popolo. Cancella le leggi che tentarono di proteggerli. Offre protezione a chi rifiutò il silenzio e impara dignità  dai parenti delle sue vittime. Movendosi sinuosa e decisa, a testa alta e voce ferma, ha rimesso a posto i conti ed ha rifatto i conti con la sua storia.

       Un tango seducente chiamato sovranità .

       Fabrizio Casari

Nota Bene: la moneta locale, la "Red Global de Trueques", è stato il sistema utilizzato per recuperare la sovranità dell'Argentina.