Quando lo
Stato esercitava la sovranità monetaria:
biglietti di Stato a corso legale - 7 dicembre 2004
(Da: La banca, la
moneta e l'usura", di Bruno Tarquini, ed. Controcorrente 2001)
La rinuncia dello Stato alla
sovranità monetaria
[ndt: il golpe
"invisibile" della Banca d'Italia S.p.a.]
Contrariamente a
quanto accade nel rapporto tra Stato e cittadini con l'emissione dei
titoli fruttiferi, in quello che viene a stabilirsi tra Stato e la
Banca Centrale, con l'emissione della moneta bancaria (banconota), si
coglie in tutta la sua drammaticità la rinuncia da parte dello
Stato alla sovranità monetaria ed al conseguente esercizio del
potere di "battere moneta"; si avverte sopratutto la stranezza di una
situazione che poteva trovare una valida giustificazione in altri
tempi, quando la moneta aveva un proprio valore intrinseco
perché costituita da pezzi coniati in metalli pregiati, o quando
essa, pur rappresentata da simboli cartacei, aveva tuttavia una
copertura nelle riserve auree o argentee delle banche: allora era
frequente che il re o il principe (cioè lo Stato), non avendo a
propria disposizione risorse finanziarie (metallo pregiato) per
sostenere, ad esempio, le spese di una guerra, ricorresse ai banchieri
per ottenere i necessari prestiti. Ma nell'attualemomento storico, in cui la moneta
è costituita soltanto da supporto cartaceo, privo di qualunque
copertura aurea o valutaria, non si comprende la ragione per la quale
lo Stato debba richiedere ad un apposito istituto bancario privato il
mutuo, sempre oneroso, di banconote create dal nulla e prive quindi di
ogni valore intrinseco, trasferendogli in tal modo, con la
sovranità monetaria, non solo il potere di emettere moneta, ma
anche il governo di tutta la politica monetaria, attraverso il quale,
come si è già esposto, non può non influirsi in
maniera assolutamente determinante su tutta la politica
economico-sociale del governo nato dalla volontà popolare. Per
ricorrere ad una esemplificazione estrema, ma, comunque sia, idonea a
far comprendere l'entità del problema, non si capisce
perché non possa essere posta in circolazione moneta statale
(biglietto di Stato) anziché moneta bancaria (banconota), dal
momento che, tanto, sia l'una che l'altra non sono garantite da alcuna
riserva aurea o valutaria.
Peraltro è bene sapere che lo Stato, oggi, per mezzo dei propri
stabilimenti della Zecca, provvede alla creazione ed alla messa in
circolazione di tutta la monetazione metallica, del cui ammontare
(anche se di modestissimo valore rispetto a tutto il circolante
cartaceo di banconote) esso non è debitore di nessuno, tanto
meno della [ndt: privata] Banca d'Italia. Così come, fino a
pochi anni fa, provvedeva, nello stesso modo, alla creazione ed alla
messa in circolazione di carta moneta di cinquecento lire e, prima
ancora, anche di mille lire [1], neanche in relazione delle quali
ovviamente sorgeva in capo allo Stato alcuna obbligazione di
restituzione né di pagamento di interessi, poiché di esse
lo stesso Stato non si indebitava, provvedendo direttamente alla loro
creazione ed alla loro immissione in circolazione.
Questo dimostra, dunque, che lo Stato avrebbe i mezzi tecnici per
esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per
riappropriarsi quella sovranità monetaria che gli permetterebbe
di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze
esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento [2]. E'
questo, senza alcun dubbio, il più grave problema che il mondo,
al di là e al di sopra di ogni divisione politica, deve
affrontare e risolvere; ma intanto si sarebbe già fatto un
grande passo avanti, se esso prendesse coscienza di questo problema e
ne comprendesse la decisività; dalla scelta, consapevole e
meditata, tra una soluzione e l'altra del problema della
sovranità monetaria, dipenderà la sorte della nostra
civiltà [3].
Note:
[1] Di questa carta-moneta riproduciamo nella pagina seguente querlla
da cinquecento lire: come si vede, essa, diversamente dalle banconote,
porta l'intestazione della "Repubblica Italiana", è denominata
"Biglietto di Stato a corso legale", non risulta "pagabile a vista",
è firmata da funzionari statali (il Direttore Generale del
tesoro ed il Cassiere speciale) e reca il visto della Corte dei Conti.
[2] Che esistano in circolazione due tipi di moneta è dimostrato
dal fatto che nelle stesse tabelle della Banca d'Italia relative al
denaro in circolazione, viene contabilizzata solo la "moneta del
settore non statale", vale a dire la moneta del settore bancario,
cioè il volume di banconote emesse in prestito allo Stato.
[3] Ci sarà pure un motivo perché in Italia circolino due
tipi ("settori") di moneta: da una parte quella metallica (e fino a
qualche anno fa i biglietti da mille e cinquecento lire), che lo Stato
crea e mette in circolazione senza indebitarsene, e dall'altra, quella
costituita dalle banconote, creata e messa in circolazione dalla Banca
d'Italia e di cui lo Stato (il popolo) si indebita. Il lettore è
forse già in grado di comprendere tale motivo, ma già
è molto che egli sia portato a conoscenza della singolare
bipartizione. [ndt: con la truffa della riserva frazionaria, si ha un
ulteriore signoraggio sottratto allo Stato, quello scritturale: quello
dei depositi "a vista" e delle aperture di credito] 1915-1918: Prima
guerra mondiale Serie 4 biglietti di Stato del
periodo fascista da L. 1, 2, 5, e 10 (cat. Alfa BI.15, 38, 60, 85). 5
lire del 1940, 10 lire del 1939.
Biglietto di Stato a corso
legale del 1939
Buono partigiano da L. 100 del 1944 1939-1945:
Seconda guerra mondiale
BIGLIETTO DI STATO A CORSO
LEGALE - L. 500 STAMPA: OFFICINE DELL'ISTITUTO
POLIGRAFICO DELLO STATO DI ROMA DATA DECRETO EMISSIONE:
20.06.1966 FIRME: GAETANO STAMMATI -
GUBBIO - VENTURA SIGNORETTI TIRATURA MIGLIAIA: 300.000
BIGLIETTO DI STATO A CORSO
LEGALE - L. 500 Testa di Aretusa data emissione: 20-10-1967 firme: Nuvoloni - Gubbio -
Ventura Signoretti 1969:
strage di piazza Fontana...