| free hosting image hosting hosting reseller online album e-shop famous people | ||
![]() ![]() |
||
CRIMINALITA’
FINANZIARIA
Una
delle caratteristiche della nuova forma di terrorismo internazionale risiede
nella sua capacità di comprendere i meccanismi che regolano l’economia di
mercato e di utilizzarli a proprio vantaggio, tanto che oggi assistiamo
all’emergere di un terrorismo “privatizzato”, ovvero non più finanziato dagli
stati, ma auto-finanziato tramite i mercati. I grandi flussi finanziari offrono
infatti al crimine internazionale la possibilità di effettuare facilmente
trasferimenti di fondi che possono essere occultati senza grossi problemi,
poiché il grande numero di transazioni rendono gli eventuali controlli assai
difficili.
Finanza internazionale e attentati
terroristici
Marc Chesney, professore
dell’Università di Zurigo e presidente del Centro Studi sul Riciclaggio e la
Corruzione, ha dimostrato che gli atti terroristici dell’11 settembre
del 2001 sono stati preceduti da movimenti speculativi di grande ampiezza la
cui origine rimane tutt’ora inspiegata. Non si può dunque escludere un uso
criminale di strumenti finanziari derivati, sfruttando ad arte la
conoscenza di informazioni sull’andamento dei mercati che nessun altro
investitore poteva avere. Potrebbe trattarsi di un « insider
trading » abbinato ad una manipolazione dei corsi. Chi ha organizzato gli
attentati alle Torri gemelle sapeva infatti che, con ogni probabilità, dopo
l’11 settembre i titoli delle società più direttamente colpite dagli attentati
sarebbero andati a picco. I terroristi avrebbero dunque sfruttato questo
vantaggio conoscitivo speculando al ribasso su alcune azioni per mezzo delle put option (opzioni di vendita),
strumenti finanziari derivati che permettono di vendere ad un prezzo prefissato
(in questo caso più alto) un certo numero di titoli entro una certa data
futura. Le società prese di mira dalla speculazione sarebbero state le
compagnie aeree American Airlines e United Airlines, ma anche le finanziarie
Morgan Stanley e Merril Lynch, per esempio, che avevano i loro uffici proprio
all’interno del World Trade Center o nelle immediate vicinanze. Al Qaeda
avrebbe potuto comprare le azioni di American Airlines, ad esempio, a 18
dollari il 17 settembre per poi rivenderle subito dopo a 30 grazie all’opzione
di vendita, il cui prezzo d’esercizio era stato fissato a quel livello. Oppure
avrebbe potuto semplicemente vendere il contratto d’opzione di vendita, senza
esercitare l’opzione stessa. Considerando che un contratto d’opzione a 30
dollari con scadenza fine ottobre su American Airlines aveva un valore di 2,5
dollari il 10 settembre e di 12 dollari il 17 settembre, Al Qaeda avrebbe
potuto ottenere un rendimento del 380% (12-2,5/2,5) in sette giorni, senza
nemmeno acquistare le azioni della compagnia aerea. Un investimento di 237.500 dollari sulle opzioni di
vendita collegate al titolo di American Airlines avrebbe potuto portare
agevolmente nelle casse dei terroristi 1,14 milioni di dollari.
Non
si può escludere che le cose siano andate proprio così, altrimenti non si
spiegherebbe il netto ed anomalo aumento, per determinati titoli, del volume
delle opzioni di vendita trattate nei giorni immediatamente precedenti l’11
settembre.
Secondo
il prof. Chesney, infatti,
l’identificazione degli operatori che avrebbero speculato sulle azioni di
American Airlines e di altre società sarebbe molto difficile, anche perché il
denaro investito è forse di
provenienza lecita. Numerose società collegate a Bin Laden erano e forse sono ancora attive, per esempio nel commercio dei diamanti
e nell’agricoltura, attività lecite che producono redditi puliti. Quindi, le attività illecite sui mercati
finanziari non si limiterebbero al riciclaggio di denaro sporco. Anche il
“money dirtying”, realizzato dai terroristi, ne sarebbe una delle componenti.
Il
prof. Chesney afferma che i dati
ricavati dalla sua ricerca non costituiscono, di per sé, una prova degli
eventuali crimini finanziari. “Ciò non
toglie, però” afferma Chesney “che proprio
la difficoltà di dimostrare con certezza l’uso criminale dei contratti d’opzione
può essere vista come la prova dell’attrazione che i mercati finanziari
potrebbero esercitare sul crimine organizzato”.
“Le azioni contro il terrorismo sono
state prima di tutto militari” prosegue
Chesney “Ora,
la lotta contro le reti finanziarie del terrorismo, trattata fra l’altro
dalla FATF (financial action task force on money laundering), è essenziale.
Tuttavia, sembra riguardare solo alcuni aspetti del problema, come la lotta al
finanziamento del terrorismo quando è effettuato dal sistema bancario, la
hawala o le organizzazioni non a scopo di lucro. Una riflessione approfondita
sul ruolo dei mercati finanziari e l’attrattiva che potrebbero rappresentare
per dei gruppi terroristici, è anche importante. Questa sembra però essere
assente dalla maggior parte delle analisi, come illustrato dal fatto che più di
due anni dopo gli attentati, le inchieste riguardanti queste operazioni
speculative sembrano portare a un non luogo”.
La privatizzazione del terrorismo
La
struttura finanziaria del terrorismo è profondamente cambiata negli ultimi 20
anni.
Se prima le organizzazioni
terroristiche erano finanziate dagli stati, oggi invece il terrorismo si può
finanziare da solo, utilizzando l’economia di mercato. Si gestisce
come una multinazionale del crimine. Così, l’ondata di privatizzazioni che
ha colpito il mondo intero da una ventina d’anni non sembra essersi fermata
alla sfera lecita dell’economia e sarebbe d’altronde stato sorprendente se
fosse stato così. Questo fenomeno possiamo definirlo come “privatizzazione del
terrorismo”.
“La lotta contro queste strutture è dunque
ancora più difficile da condurre, visto che il loro funzionamento e la loro
sopravvivenza non dipendono da uno stato in particolare” afferma Chesney “Il bombardamento di un paese avente dei legami con questa
organizzazione ha dunque una portata limitata.”
La finanza internazionale: il ruolo
dei controlli e… dell’etica.
Secondo
Chesney il “prodotto criminale lordo”, ovvero la cifra d’affari annuale delle
organizzazioni criminali, ammonterebbe ormai a circa 1.000 miliardi di dollari.
La finanza internazionale non gioca ormai dunque il ruolo di “pompiere
piromane”? Parzialmente sì, da una parte permettendo al crimine organizzato di
investire nell’economia legale i suoi enormi profitti, con il risultato di
aumentare i rischi e i disordini finanziari, e dall’altra proponendo mezzi di
copertura contro tali rischi, che a loro volta diventano strumenti di
speculazione.
Secondo
Chesney, “Dovrebbero esserci maggiori controlli nel sistema finanziario tali da
consentire il riconoscimento su dove e da chi provengono gli ordini. Il
processo di liberalizzazione finanziaria si è realizzato in maniera troppo
veloce e produce dunque delle conseguenze che possono essere pericolose.”
“Oltre ai maggiori controlli” afferma
Chesney “come professore ritengo necessaria e auspicabile
anche la costituzione di corsi veramente
seri di etica applicata alla finanza nei percorsi di formazione
finanziaria”.
Bibliografia:
-
Fabio Salviato: “Ultima Generazione” – Ed. EMI.
- L. François - M. Chesney - P. Chaigneau (a cura):
“Blanchiment et financement du terrorisme” – Ed. Ellipses, Paris, 2004.