|
webhosting |
(da: SCHIAVI DELLE BANCHE, di Maurizio Blondet, ed. EFFEDIEFFE 2004
A
questo
punto, è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la
guerra annichilatrice scatenata dalle
potenze anglo-americane
contro la Germania, ma la storica satanizzazione
del Reich, la
sua permanente damnatio memoriae, abbiano
avuto come
motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario
internazionale? E’ la
domanda più censurata della storia. E’ la domanda-tabù. Non oseremmo
porla qui,
se non l’avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich:
J.F.C. Fuller,
generale
britannico.
Fuller,
scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è
considerato il
Clausewitz inglese. Ha combattuto la
Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Avversario, ma
leale. In un cruciale capitolo della sua
opera principale, “Storia militare del mondo occidentale” (1), Fuller delineò
brevemente le
ragioni dell’energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo
Reich. Con limpida chiarezza.
Fuller
attribuisce ad Hitler
il
seguente pensiero:
“La comunità delle nazioni non vive del
fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali, la quale
conferisce valore alla moneta. E’ questa produzione ad essere la vera
copertura
della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d’oro”-
Egli [Hitler] decise dunque
1)
di rifiutare prestiti
esteri gravati
da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che
sulle
riserve auree.
2)
Di procurarsi le
merci da importare attraverso scambio diretto di beni – baratto – e di
sostenere le esportazioni quando necessario.
3)
di porre termine a quello
che era
chiamato “libertà dei cambi”, ossia la licenza di speculare sulle
[fluttuazioni
delle] monete e di trasferire i capitali privati da un paese all’altro
secondo
la situazione politica.
4)
Di creare moneta quando
manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché
indebitarsi
prendendola a prestito”.
Fuller
pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanzia estrae il suo tributo
perpetuo dal
lavoro umano. Infatti scrive: “Hitler
era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale
[…], una
nazione, accaparrando l’oro, poteva imporre la propria volontà alle
nazioni cui
l’oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per
costringerle
ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza
e la
loro produzione ai prestatori”.
E
aggiunge:
“La
prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di
prestiti ad
interesse a nazioni in difficoltà economica; l’economia di Hitler
significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla
con
successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e
sarebbe
venuto un momento in cui tutti gli stati senza riserve auree si
sarebbero
scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti
sarebbe cessate e l’oro avrebbe perso
valore, ma i prestatori
finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega.
“Questa
pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli
Stati
Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d’oro mondiali, e
perché il
loro sistema di produzione di massa richiedeva l’esportazione del dieci
per
cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione. Inoltre,
poiché i
metodi brutali usati da Hitler contro gli
ebrei
tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei
americani,
sei mesi dopo che Hitler divenne
Cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco
procuratore di New York, gettò il guanto
di sfida. Egli proclamò una “guerra santa” contro il nazionalsocialismo
e
dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi
tedeschi”.
Ciò
a cui Fuller allude, nell’evocare la
guerra santa ebraica contro
il nazionalsocialismo, è un evento preciso, che ebbe luogo al
Madison Square Garden il 6
settembre 1933.
Qui, la comunità ebraica di New York celebrò un vero e proprio rito di
maledizione, detto Cherem o scomunica
maggiore.
“Furono accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar
[l’antico corno di ariete ebraico] mentre
il rabbino
B. A Mendelson pronunciava la formula di scumunica: “A partire da oggi, ci asterremo da
qualunque
commercio di materie prime provenienti dalla Germania. Saremo vigilanti
per
quanto riguarda l’uso di merci tedesche […] La validità di tale
decisione
durerà fino alla fine del regime di Hitler,
allora il
cherem avrà la nostra benedizione"”.
Samuel Untermeyer, membro influente del B’nai
B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 questa
dichiarazione, annunciando un embargo totale sulle merci tedesche “a nome di tutti gli ebrei, massoni [sic] e
cristiani”.
Non
è il
caso di sorridere di questi rituali. Bisogna infatti
ricordare che, per lo stesso cristianesimo, la comunità ebraica è
“popolo
sacerdotale”: titolare cioè del potere sacramentale di rendere efficaci
i riti.
Inoltre, gli ebrei sono i primi a credere che i loro rabbini siano in
grado di
lanciare maledizioni efficaci e forme di “malocchio”. Come il sacerdote
cattolico, con il sacramento dell’Ordine, riceve questo potere – e può
usarlo
per scopi aberranti: le messe nere sataniste
richiedono infatti un sacerdote regolarmente
ordinato
per celebrare il rito inverso, che è per lo più una “fattura di morte”
contro
una persona – così gli ebrei sono convinti di poter usare il loro
potere
“sacerdotale” in operazioni efficaci di magia nera. L’accensione di
candele
nere nel rituale eseguito a New York
implica, o allude, a una sorta di
“fattura di
morte”, con evocazione delle forze infere (3).
In ogni
caso, la comunità ebraico-finanziaria non
trascurò di
mettere in atto anche misure più concrete.
E’
certo
che anche il finanziere Bernard Baruch
si allarmò del sistema di scambi
internazionali
diretti di merci, non mediati da trasferimenti monetari, messo in
attività da Hitler. In un colloquio che
ebbe nel settembre 1939 col
presidente Roosevelt, Baruch
raccomandò di “tenere i nostri prezzi bassi per conservarci i clienti
delle
nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco
sarà
distrutto”.
Non bastò,
e si dovette ricorrere alla guerra. Il potere di Bernard
Baruch nel lanciare gli Stati Uniti nel
conflitto
anti-tedesco non può essere sottovalutato
da chi ne
conosce le gesta. Nato in Texas nel 1876 (suo padre fu membro del Ku Klux Klan),
il miliardario Bernard Baruch
è il prototipo eterno del finanziere ebreo (4). Acquirente primario del
debito
pubblico americano – ossia di fatto membro del ristretto gruppo di banchieri che emettono la moneta Usa
indebitandone il
Paese – Baruch divenne, in forza di tale
veste, il
“consigliere di sei presidenti”, da Woodrow
Wilson
(1912) ad Eisenhower (1950). Fu lui che
convinse il
presidente Wilson a far entrare l’America nella Grande Guerra;
soprattutto, lo
convinse che lo sforzo bellico necessitava
di un
organo onnipotente di pianificazione della produzione industriale; e
che quell’organo supremo doveva essere
guidato da “un uomo
solo”. Quell’uomo era lui, Baruch.
Il War Industry
Board, di cui fu a capo, impartì ogni ordinativo
per materiale bellico e logistico – dagli scarponi alle locomotive - ad
ogni
azienda americana che lavorava per la guerra; non solo per armare e
rifornire
le truppe americane, ma in buona misura anche quelle alleate. Come
denunciò nel
1919 la Commissione Investigativa del Congresso
(guidata dal senatore W. J. Graham) che indagò sui profitti che quell’organo
rese possibili, fu “un governo segreto…sette uomini scelti dal
Presidente hanno
concepito l’intero sistema di acquisti
militari,
programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo
alimentare…dietro
porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata”.
Insomma, Baruch instaurò – nel bel mezzo
della “democrazia
americana”, in un clima politico e culturale totalmente diverso da
quello
dell’Europa dell’Est -
Il sistema
fu ripetuto, sempre grazie ai consigli che Baruch
diede al presidente F.
D. Roosevelt, anche nella guerra contro Hitler:
l’organo pianificatore si chiamò War Production Board ed ebbe a capo
una
creatura di Baruch, Harry
Hopkins.
Anche
allora fu di fatto abolito, senza dirlo, il libero mercato. La “mano invisibile” cara ad
Adam Smith fu sostituita da un’altra mano
invisibile,
quella del Piano e dei Pianificatori, i commissari politici degli Usa,
ultimi
decisori della domanda e dell’offerta. In fondo, per i banchieri,
liberismo o
socialismo non fanno differenza: purché
siano loro a
controllarli, e a profittarne.
Note:
1)
Major General J.F.C.
Fuller, C.B.,
C.B.E., D.S.O., A Military History of the Western World,
Minerva Press,
1956, pp. 368 e segg.
2)
Jewish Daily Bulletin, New York, 6 gennaio
1935, citato
da Emmanuel Ratier, Misteri e segreti
del B’nai B’rith,
Verrua Savoia 1995, p. 151.
3)
Una fattura di morte come
quella
descritta sopra fu lanciata, da rabbini fanatici, anche contro il primo
ministro Itzhak Rabin,
in
seguito assassinato da un fanatico ebraico, per la sua volontà di
cedere una
parte di territorio ai palestinesi. Israel Shahak (Jewish Fundamentalism in Israel, 1999) ha
diffusamente
illustrato come i rabbini vendano ai loro seguaci amuleti e minaccino
maledizioni ai loro avversari anche politici; si tratta di una vera
simonia, la
“vendita” dei poteri sacerdotali di cui sarebbero depositari.
4)
Per altre notizie sulla
figura di B.
Baruch, si veda il mio “I fanatici
dell’Apocalisse”,
Rimini 1995, p. 81.