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Capitolo 11 - Lo strano caso della Deutsche Bank
 
"I piccoli azionisti dell'Ambrosiano, i 39.000 cattolici che avevano perso tutto, approfittarono dell'occasione del Concistoro per consegnare a coloro che vi partecipavano la copia di una richiesta presentata in tribunale, nella quale chiedevano la dichiarazione di fallimento dello IOR (NdR: Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana), l'unico modo che avevano per riavere i propri soldi. Ma non sarebbe stata l'unica posta che i cardinali avrebbero ricevuto. Durante le sedute, il cardinale Hoeffner di Colonia annunciò che era stata costituita una commissione internazionale di esperti finanziari incaricata di consigliare ed assistere i dirigenti della banca vaticana. Facevano parte della commissione i tre saggi che avevano analizzato i documenti di avallo e Hermann Josef Abs, "il banchiere più grande del mondo", secondo quanto ebbe a dire una volta lo statunitense Rockefeller. Poche ore dopo, anonimi fattorini lasciarono sul tavolo dei cardinali un rapporto sull'attività svolta da Abs nella Germania nazista. Nel rapporto era scritto che l'organizzazione ebrea Simon Wiesenthal di Los Angeles aveva scritto al Papa per comunicargli che Abs era stato direttore della Deutsche Bank dal 1940 al 1945, durante il nazionalsocialismo di Hitler, e anche membro del consiglio d'amministrazione di un'industria che impiegava forzati del campo di sterminio di Auschwitz."

Da: "Marcinkus - L'avventura delle Finanze Vaticane", Rossend Domènech Matilló, Tullio Pironti Editore, 1988

Ma la figura di Abs (nella foto sopra) non può essere disgiunta da quella del "Banchiere dell'Olocausto" - come lo chiama Gian Trepp - lo svizzero Alfred Kurzmeyer, responsabile della filiale svizzera della Deutsche Bank fino agli anni '50 e banchiere privato di Oswald Pohl, generale delle SS. Kurzmeyer aveva la doppia cittadinanza svizzera e tedesca. Nato a Lucerna, dove completò gli studi in tecnica bancaria, emigrò a Bruxelles e a Berlino dove operò, dal 1910, nella banca ebrea Mendelssohn & Co. Negli anni venti ottenne la cittadinanza tedesca e sbarcò, nel 1938, nella Deutsche Bank, dove dipendeva da H.J. Abs, membro del consiglio d'amministrazione. Nell'estate del 1940, la Deutsche Bank combatteva contro la Dresdner Bank per la supremazia sui nuovi mercati d'allora. Attraverso un'alleanza con il nazista belga Alexandre Gallopin, presidente della Société Générale, la Deutsche Bank vinse la battaglia, grazie ai rapporti che correvano tra Kurzmeyer e Gallopin. "Mentre la situazione a Berlino diveniva pericolosa, Kurzmeyer si trasferì a Zurigo e continuò ad operare da lì", così scrive un poliziotto di Zurigo nel 1944. Il poliziotto aveva scoperto che Kurzmeyer si era stabilito in una camera dell'Hotel Savoy e che da lì operava come filiale della Deutsche Bank. Non esisteva allora una sede ufficiale in Svizzera, ma solo tre filiali poco distanti, a Konstanz, Singen e Loerrach, dove Kurzmeyer era il rappresentante legale. Con la doppia cittadinanza, Kurzmeyer non aveva problemi ad attraversare la frontiera svizzero-tedesca. Continua il poliziotto: "Kurzmeyer ha ottime relazioni con la Schweizerischen Kreditanstalt (oggi: Credito Svizzero) ed agisce come direttore della Deutsche Bank nei Balcani ed in Turchia, dove si occupa solo di grandi affari. Come cittadino svizzero, gioisce di possibilità che non sarebbero concesse a cittadini tedeschi, in stato di guerra. Kurzmeyer agisce come porta-valori e gira con valigie piene di medaglie e monete d'oro con cui fa ottimi affari. Il 30 agosto 1945, ultimo giorno per ritirare i depositi tedeschi dalla svizzera, Kurzmeyer gestiva, per conto della Deutsche Bank (DB), circa 11 milioni di franchi in banconote, portafogli ed oro, presso lo Schweizerischen Kreditanstalt di Zurigo. Di questo tesoro, 1,1 milioni di franchi e trecento chili d'oro, venivano dalla filiale di Istanbul. Nel 1995 la DB vendette questi 300 chili d'oro che sarebbero appartenuti alle vittime del nazismo. Questo fatto venne ignorato dall'apposita commissione svizzera, nel suo rapporto del 1998. Quando nel settembre 1945, un ebreo cecoslovacco, il vice console inglese Neumark, chiese ragione a Kurzmeyer dei depositi della DB presso lo Schweizerischen Kreditanstalt, Kurzmeyer tergiversò. Solo quando Abs diede la luce verde a Kurzmeyer per liquidare i depositi, l'oro venne venduto, ma non per rimborsare le vittime ebraiche, ma per rimpinguare i depositi della DB. Subito dopo la guerra, gli alleati volevano fucilare Hermann Josef Abs: dovette intervenire la Banca d'Inghilterra, la Bank of England, per impedirne l'esecuzione. Difatti Abs, con la DB, aveva finanziato la costruzione di Auschwitz e, attraverso la IG FARBEN, di cui era membro del consiglio d'amministrazione, aveva finanziato la costruzione dello stabilimento BUNA, nel 1941, in Auschwitz-Monowitz. Lo stabilimento dove venne arricchito l'uranio destinato al patto USA-NAZI (Dulles-Bormann).

Martin Bormann (nella foto sopra, durante il suo matrimonio), era il delfino di Hitler condannato a morte in contumacia durante il processo di Norimberga. Secondo i dossier dell'FBI, Bormann aveva aperto un conto presso la Deutsche Bank di Buenos Aires già nel 1941. [estratto del conto Martin Bormann - Juan Peron] Martin Bormann, sotto lo pseudonimo di Juan Gomez, aveva ricevuto la maggior parte del tesoro che costituiva la riserva della Deutsche Bank nel 1948. Il proprietario precedente, Ludwig Freude, era morto avvelenato. Ancora nel 1967, il 4, 5 e 14 aprile, Martin Bormann cambiò tre assegni - emessi su filiali della Chase Manhattan Bank, della First National City Bank (Overseas Division) e della Manufacturers Hanover Trust Co. - presso la medesima Deutsche Bank di Buenos Aires, in Argentina. Secondo Paul Manning, autore di "Martin Bormann: un nazista in esilio", Bormann amministrò fino agli anni '80 il tesoro del nazismo che era riuscito a trafugare in Sud America: proprio le instancabili attività finanziarie di Bormann avrebbero contribuito in massima parte alla ricostruzione della Germania ed al sostentamento, dopo la seconda guerra mondiale, dei superstiti gerarchi nazisti che facevano parte della organizzazione ODESSA. [Una settimana dopo l'uscita del libro "Martin Bormann: a Nazi in Exile", nel 1981, all'editore Lyle Stuart vennero spezzate ambedue le gambe. In seguito, nel 1993, venne assassinato il figlio dell'autore, Gerald "Jerry" Mannning.] Una delle furbizie di Bormann consisteva nell'usare, come prestanomi delle varie attività commerciali, persone di origine ebraica. Come conseguenza, sono nate dal nulla famiglie ebraiche ricchissime. Quando Meyer Lansky, il banchiere della mafia americana, fece pervenire un'offerta a Bormann nella quale gli prometteva impunità da parte della polizia segreta israeliana in cambio di una partecipazione nei suoi affari, a Buenos Aires scoppiarono tutti a ridere. Lansky venne quindi espulso da Israele, dove era scappato a seguito di un mandato di cattura statunitense. Scappò in Sud America ma nessuno volle offrirgli ospitalità, e da lì negli USA, dove venne arrestato dai federali a Miami. Le complicità erano talmente vaste che la comunità ebraica di Buenos Aires protestò vigorosamente in seguito alla cattura ed esecuzione di Adolf Eichmann. E tutto questo mentre sapientemente la CIA aveva riciclato il capo dei servizi segreti nazisti, Reinhard Gehlen, facendolo diventare capo della BND, gli attuali servizi segreti nella Germania "liberata". Mentre Josef Mengele - il Dottor Morte dei campi di concentramento nazisti - nel Paraguay, curava dei militari americani che erano rimasti vittime dei test di armi chimiche che sarebbero state poi usate nel Vietnam.
 
Secondo Paul Manning, i coniugi Scheel avrebbero adottato il figlio di Martin Bormann, Simon Martin (1971 -   ), durante un loro viaggio in Argentina. Ufficialmente Simon Martin sarebbe stato adottato in un orfanotrorfio di La Paz, in Bolivia. Attualmente Walter Scheel è il presidente del consiglio d'amministrazione del museo di Norimberga.

[a sinistra: Walter Scheel, ex presidente della Germania (1919 -   ) , a destra, la moglie Mildred (31.12.1932 - 13.5.1985)]

L'industriale Fritz Thyssen, fratello del barone Heinrich Thyssen-Bornemisza, nel 1941 pubblicò a New York il libro: "I Paid Hitler" ("Io finanziai Hitler"). Fritz Thyssen aveva due conti presso due filiali della Deutsche Bank: uno a Dusseldorf ed uno a Berlino. Le sue principali società in Argentina erano la "Thyssen-Lametal Compania Industrial y Mercantil Thyssen Limitada" e la "Colamine SA". Fu a lui che Bormann, che lo conosceva dal 1923, si ispirò per il suo piano di riciclaggio del tesoro nazista in Sud America. Secondo Manning, era la Deutsche Bank che deteneva una importante partecipazione azionaria nella Thyssen AG, per conto dei suoi clienti, tra cui i rappresentanti del gruppo Bormann. La "caccia ai criminali nazisti" del dopoguerra fu solo una farsa crudele ai danni delle povere vittime ignare delle altissime complicità istituzionali e finanziarie dell'epoca. Specialmente per i non ebrei che non sono mai stati indennizzati.
 
I conti Federico (nella foto) e Claudio Zichy-Thyssen erano tra quelli che si recavano a visitare Martin Bormann in Argentina. Entrambi sono usciti nel 1995 dalla società di famiglia, la ThyssenKrupp AG.

Hermann Josef Abs rimase presidente onorario della Deutsche Bank fino alla morte, sopravvenuta nel 1994. Era anche stato - oltreché un dirigente della Daimler-Benz e della Siemens - il consigliere del Cancelliere Konrad Adenauer e l'amministratore dei fondi del piano Marshall per la Germania. Nel frattempo, in Italia, gli sportelli della DB spuntavano come funghi, mentre sparivano quelli del Banco Ambrosiano. Proprio negli anni '90, Carlo De Benedetti, ex vicepresidente del Banco Ambrosiano, vendette alla DB una società di raccolta di capitali: Finanza & Futuro, oggi "DeAM". Ma riveniamo agli ultimissimi anni.

Traffici nucleari

Tra i documenti dell'inchiesta di Trento sui traffici di armi, del magistrato Carlo Palermo, in un ultimo fax era scritto: "Un gruppo libanese si trova in Europa per queste transazioni. Il 12 marzo 1982 lo sceicco saudita Awany el Faisal ha depositato presso la Deutsche Bank (di Francoforte o di Amburgo) 800 milioni di dollari USA per i tre "Toys". Questi ultimi sono stati venduti a 1.200 milioni di dollari USA. Alcuni libanesi sono già in Europa per questa transazione". I tre Toys erano: 3 bombe atomiche dal peso esterno di 90 kg, con 40 kg di potenza U-235 (uranio arricchito), 20 megaton, dimensioni 41 per 11 pollici. Il prezzo richiesto per le tre unità era di 924 milioni di dollari USA. L'altra banca coinvolta era la Trade Development Bank del Lussemburgo. Il mediatore era Glauco Partel. I paesi da escludere dalla trattativa erano: Israele e Sudafrica. In un altro telex, del 24 giugno 1982, a firma Glauco Partel e Claudio Bertoncini, si parla di 33,9 kg di Plutonio. Ma l'inchiesta venne presto bloccata.

Cosa c'entra la Deutsche Bank con l'11 settembre?

Secondo un comunicato stampa della CIA, nel mese di febbraio del 1998 A.B. Buzzy Krongard, ex CEO di DeutscheBank-Alex Brown - la più antica compagnia USA di operazioni bancarie di investimento - e vice presidente della Banker's Trust (abbreviamo in BT), lasciò la BT e la comunità degli investimenti bancari per lavorare per la CIA a tempo pieno.  Krongard aveva organizzato la fusione del valore di 2,5 miliardi di dollari tra la Banker's Trust e la Deutsche Bank poco prima di passare dalla parte dell'intelligence. Buzzy, i suoi amici lo chiamano così, aveva servito come consulente per una serie di direttori della CIA. Ha lasciato la sua posizione bancaria per diventare consigliere del direttore della CIA - l'albanese George J. Tenet - appena 11 mesi prima della condanna finale a 19,1 milioni di dollari di multa contro la BT, che era già una filiale della Deutsche Bank (abbreviamo in DB). La DB in Italia, come già detto, gestisce la raccolta fondi e gli investimenti attraverso la DeAM che ha sede a Milano.

Ipotesi di insider trading

Vari media indicano che alcuni investitori della Deutschebank-Alex Brown possono aver approfittato della conoscenza anticipata degli attacchi alle Torri Gemelle comprando sproporzionatamente contratti di opzioni "put" di due linee aeree degli Stati Uniti, di compagnie di assicurazioni collegate e di società d'investimenti mobiliari: United Airlines, American Airlines, Merrill Lynch, Marsh and McLennan Insurance, Morgan Stanley, Citigroup, Bear Stearns, American Express, Munich Reinsurance, Zurich Re., Axa Re., etc. Tutte queste società hanno sofferto gravi perdite a causa degli attacchi dell'11 settembre e le loro azioni sono scese bruscamente. A complicare le cose il giornale Canadian Daily ha rivelato che la polizia Usa ha fermato e arrestato molti presunti terroristi sulla base di intercettazioni effettuate tramite l'uso del programma PROMIS. Il fatto che la CIA monitori i mercati azionari emerge da ampi rapporti che indicano che gli investigatori stanno accuratamente dimostrando l'insider trading ed i profitti ottenuti valutati nell'ordine delle decine di milioni di dollari - parte dei quali ancora da riscuotere da parte di un anonimo investitore della Deutsche Bank. Articoli pubblicati indicano che gli investigatori stanno controllando presunti collegamenti della DB con operazioni bancarie private saudite, con conti bancari di terroristi e con 2,5 milioni di dollari di guadagni non riscossi derivanti dalla speculazione contro la linea aerea United Airlines (UAL). Tuttavia, nessuna ammissione venne dal governo Usa circa l'uso presunto da parte della CIA del software PROMIS prima degli attacchi.

Nessun membro del Congresso ha chiesto ufficialmente se cittadini sauditi collegati a terroristi abbiano partecipato alle speculazioni della Deutschebank-Alex Brown. Osama bin Laden e quasi tutti i presunti dirottatori dell'11 settembre sono di nazionalità saudita. Nessun membro del Congresso ha chiesto alla CIA se avesse utilizzato il programma PROMIS per controllare le transazioni di borsa in tempo reale nei giorni degli attacchi.

Da notare che nel quadro di un programma conosciuto come Echelon, i governi degli Stati Uniti, della Gran-Bretagna, del Canada, dell'Australia e della Nuova Zelanda aggirano ordinariamente le proibizioni sullo spionaggio elettronico nazionale spiandosi la cittadinanza a vicenda e scambiandosi segretamente i risultati.

Il 31 luglio 2001, 52 giorni prima degli attentati, il sig. Brig Imtiaz, capo uscente dell'ISI - l'intelligence pachistano - venne arrestato e condannato a 8 anni per possesso di beni sproporzionati alle sue fonti di reddito conosciute e lavaggio di denaro proveniente da traffico di eroina. Secondo le prove prodotte alla Corte dal National Accountability Bureau, Brig Imtiaz possedeva certificati al portatore del valore di 20 milioni di dollari in divise estere, un conto in rupie pachistane, 2,13 miliardi, presso la Union Bank, un conto in dollari, 19,1 milioni, presso la DB, cinque ville, cinque uffici commerciali e tre negozi.

Questo denaro serviva per operazioni coperte della CIA e venne riciclato attraverso la DB ed altre istituzioni finanziarie. Appena 32 giorni prima che l'attacco al WTC e al Pentagono, un articolo del Financial Times of Asia (FT) Wire-Business Line del 10 agosto 2001 collegava la DB alla CIA, al traffico di eroina pachistano e afgano ed al lavaggio del denaro proveniente dal narcotraffico.

Chi è Kevin Ingram?

Il 28 agosto 2001, 14 giorni prima degli attacchi alle Torri, l'ex gestore di fondi Kevin Ingram della DB, è risultato colpevole di riciclaggio di 2,2 milioni di dollari provenienti da un traffico di: visori notturni, pistole Beretta, mitragliatrici M-16 con silenziatore, lanciagranate a razzo, missili terra-aria SAM, missili anticarro TOW e missili Stinger. Assieme ad Ingram sono stati arrestati due pachistani residenti nel New Jersey che avevano offerto di effettuare un pagamento parziale per le armi sotto forma di eroina. Nonostante queste rivelazioni, nessun giornalista o funzionario di governo ha chiesto o rivelato quante volte Ingram avesse riciclato soldi sporchi o quante consegne di armi avesse effettuato prima di essere arrestato.

 La grande quantità di materiale militare in possesso dei Talebani e Al Quaeda solleva questo interrogativo. Il ruolo di Deutschebank-Alex Brown come broker di operazioni che esplicitano la conoscenza pregressa degli attentati alle Torri fornisce un ulteriore denominatore comune date le attività ed i dati storici dei quadri chiave ai livelli più elevati dei mercati finanziari del mondo. La storia di Ingram parla di accesso a poteri relativi alla presa di decisioni di politica finanziaria ai massimi livelli. Ingram era non soltanto un socio di Robert Rubin prima che Rubin lasciasse Goldman Sachs per diventare Segretario del Tesoro sotto Clinton, ma ha avuto rapporti continui con Corzine, che fa parte del Sottocomitato del Senato sulle Operazioni bancarie (Securities and Investment) che dovrebbe indagare sui casi di insider trading. Nessun membro della Camera o del Senato ha pensato di chiedere se Ingram o l'attuale direttore esecutivo della CIA, A.B. Krongard, vice presidente uscente di DeutscheBank-Alex Brown, avessero trattato con clienti privati del Medio Oriente o con sauditi. Quasi tutti i dirottatori dell'11 settembre erano di nazionalità saudita.
Poiché entrambi gli uomini avevano posizioni connesse all'area riservata delle operazioni di clienti privati di DB e DeutscheBank ha gestito l'insider trading, questa sarebbe stata una pista su cui indagare. Che ci sia interesse o abbastanza coraggio per farlo, da parte del Parlamento USA, è una domanda attualmente senza risposta. Un'indagine di questo tipo riaprirebbe un caso di insider trading misteriosamente chiuso nel 1991 legato alla Harken Energy, una società di Houston del cui consiglio d'amministrazione faceva parte George W. Bush e che annoverava al suo interno i maggiori sponsor che finanziarono l'elezione a presidente di Bush senior. Infatti, due banche situate in Bahrein e Kuwait, la Faysal Islamic Bank e la Kuwait Finance House che erano state elencate nei rapporti europei come aventi chiari legami col terrorismo, sono state omesse dal congelamento delle attività finanziarie disposto da George W. Bush dopo l'11 settembre. Considerato che le due banche islamiche precedentemente menzionate hanno rapporti di corrispondenza con la DB, ci si chiede perché non ne siano state congelate le operazioni ed i conti da parte di Bush.

Indagini nel buio delle speculazioni

Un'intervista al telefono con l'addetto stampa della Securities and Exchange Commission (SEC), John Nester dell'ufficio di Washington, DC, ha rivelato che la Commissione ha già spedito una richiesta generale alla Deutschebank-Alex Brown e ad altre compagnie d'investimento mobiliare per informazioni non specificate relative a contratti sospetti di opzioni put disposti prima degli attacchi alle torri gemelle e al Pentagono. Ma il portavoce ha rifiutato di commentare per quanto riguarda l'identità delle banche che hanno aderito o sul contenuto di informazioni eventualmente ottenute. Nester ha aggiunto: Secondo il direttore associato della SEC, Bill Baker, l'indagine Usa è molto più vasta delle indagini fatte dai paesi europei che ebbero delle vittime negli attentati. L'Europa avrebbe già chiuso le indagini finanziarie sulle banche di investimento tipo la DB. Nessun risultato di quelle indagini è stato reso pubblico. Richiesto sullo stato d'avanzamento dell'indagine sulle speculazioni precedenti agli attacchi che riguardavano i titoli precedentemente citati - tutte icone del capitalismo americano - il direttore della Comunicazione, Ray Pellecchia, del NYSE ha detto, Non confermiamo nemmeno che attualmente vi sia una indagine in corso. Pellecchia ha pure rifiutato di commentare in relazione al direttore esecutivo attuale della CIA, A.B. Buzzy Krongard ed al suo passato rapporto con Alex Brown. Nessun membro del Congresso, finora, sta mettendo in discussione pubblicamente le zone d'ombra dell'Area Clienti Privati - indicata ripetutamente dal Dipartimento del Senato e della Giustizia degli Stati Uniti come un veicolo di riciclaggio dei proventi del narcotraffico - e i conflitti d'interesse collegati alle speculazioni precedenti gli attacchi dell'11 settembre. Gli ordini speculativi vennero effettuati da una delle tre maggiori firme mondiali di investimento di capitali, la Deutschebank-Alex Brown.

Michael Ruppert fu il primo a precisare dopo l'undici settembre che il direttore esecutivo della CIA, A.B.Buzzy Krongard, ha vasti legami con la Deutschebank-Alex Brown: Esistono prove abbondanti e chiare che un certo numero di transazioni nei mercati finanziari indicavano una conoscenza pregressa specifica [e criminale] degli attacchi dell'11 settembre& e la società che è stata usata per speculare al ribasso sulle azione della UAL era gestita, fino al 1998, dall'uomo che è ora il numero tre della CIA. Il direttore esecutivo della CIA è attualmente incaricato del controllo delle indagini di intelligence degli Stati Uniti sulle operazioni private della sua ex-ditta. Mentre gli investigatori ricostruiscono le tracce finanziarie connesse alle Torri Gemelle, i dirottatori ed i loro complici, molti dei quali possono ancora essere negli Usa, vengono collegati - dall'Fbi, dalla Cia, dal Ministero della Giustizia, dal Ministero del Tesoro e dalla NSA - alle prove che coinvolgono la struttura bancaria globale della Deutschebank-Alex Brown. Il 6 settembre 2001 un investitore non specificato ha comprato 2.000 contratti di opzioni put della United Airlines (UAL), attraverso la Deutschebank-Alex Brown, scommettendo che le azioni sarebbero presto discese. USA Today ha segnalato che qualcuno comprò 810 opzioni put della UAL il 6 agosto 2001. Alcuni ordini eseguiti attraverso la DB erano per 2.500 contratti che vennero divisi in tranche da 500 pezzi ciascuna, dirigendo ogni ordine simultaneamente in diverse Borse degli USA. Una fonte del San Francisco Chronicle ha identificato la DeutscheBank-Alex Brown come la compagnia d'investimento mobiliare usata per comprare alcune delle opzioni di UAL; Rohini Pragasam, una portavoce della banca, ha rifiutato qualsiasi commento sulle transazioni.

Conti insospettabili riservati al riciclaggio

Il settimanale Der Spiegel ha rivelato che la DB aveva depositati circa 100 milioni di dollari su conti della famiglia di Osama bin Laden. Questi conti facevano parte di dieci conti sospettati di essere collegati a terroristi o attività terroristiche e vennero comunicati alle autorità tedesche dopo gli attacchi. Ma sulla questione non ci sono stati commenti da parte del gigante finanziario DB. In merito al ruolo di Deutschebank-Alex Brown come mediatore per la speculazione UAL ed altri commerci sospetti, Ernst Welteke, presidente della Bundesbank, la banca centrale della Germania, ha detto recentemente che un loro studio parla di Insider Trading terrorista nei giorni precedenti la carneficina di settembre negli Stati Uniti. Altri moventi ancora non sono stati esclusi, come: la generazione di fondi monetari per il funzionamento segreto della Cia e/o la possibilità che la DB, che ha gestito transazioni certamente sospette, stesse generando soldi in proprio con l'insider trading mettendone i profitti nei propri fondi d'investimento per gonfiarne i rendimenti. Esiste un precedente di malversazione che riguarda un'associata americana della DB, la Banker's Trust (BT). Nel marzo del 1999 la BT aveva deviato 19,1 milioni di dollari da fondi non reclamati per incrementare i profitti di altre sue divisioni.

Le connessioni documentate del crimine organizzato russo col riciclaggio di denaro, riportano di nuovo alla DB, al Pakistan ed al finanziamento del terrorismo. Il 5 settembre 1999, il giornale tedesco Weld am Sonntag ha riportato la seguente dichiarazione del CEO di DB, Rolf Breuer: Potrebbe essere che siamo stati abusati come punto di coordinamento intermedio nello scandalo russo del riciclaggio di soldi sporchi. La DB e la sua filiale Usa Banker's Trust (BT) hanno segnalato operazioni sospette di clienti russi. La BT ha un rapporto di corrispondenza con Inkombank sospettata di avere rapporti col crimine organizzato. Inoltre Der Spiegel ha citato Breuer che ammetteva che era possibile che la sua banca fosse stata abusata come mediatrice del riciclaggio di denaro.

La DB ha gestito conti della famiglia di Bin Laden per 103 milioni di dollari in sterline britanniche. Il New York Times del 29 settembre 2001, riferiva che funzionari dell'FBI stanno focalizzando le indagini più che mai sulla Germania, ed in particolare su un appartamento usato da Mohamed Atta - considerato il dirottatore capo - e da Ramzi Muhammad Abdullah Bin Al Shibh, che ha diviso l'appartamento con altri dirottatori. Al Shibh aveva inviato 14.000 dollari a Zacarias Moussaoui, ora arrestato negli Stati Uniti e considerato il ventesimo dirottatore. Un funzionario USA ha detto che sembra che la cosa fosse stata organizzata in Germania& ci sono prove chiare delle riunioni fra il sig. Atta, il sig. Al-Shibh ed il sig. Jarrah, tre dei quattro sospettati dirottatori, secondo il Times. Mamoun Darkanzanli, un uomo d'affari siriano i cui conti bancari sono stati congelati dopo gli attacchi, è stato accusato di essere un associato di Osama bin Laden e di aver partecipato all'attacco del 1996 contro le truppe degli Stati Uniti nelle Torri Khobar in Arabia Saudita. Funzionari Usa dicono che il terrorista Mamdouh Mahmud Salim, attualmente imprigionato, ha fatto il nome di Darkazanli quale cofirmatario del conto bancario di Salim presso la DB a Amburgo, notizia confermata dal Times.

Il 15 settembre 2001, il New York Times riportò che Mayo Shattuck III aveva dato le dimissioni con effetto immediato dalla carica di presidente della DB-Alex Brown. Subito dopo Mayo diventò CEO della Constellation Energy, una delle principali società attive nel settore degli impianti nucleari.

Funzionari dell'FBI indicavano che la Deutschebank veniva indagata da autorità Usa o d'oltremare, ma l'Fbi rifiutava di indicare di quali autorità si trattasse. L'Fbi diceva che gli Usa potrebbero non aver avuto un ruolo guida nelle indagini. La DB, autorizzata ad operare negli Stati Uniti, aveva gli uffici nel WTC. Nei 350.000 mq di uffici di proprietà della DB, sette piani interi in una delle Torri Gemelle, non si registrò alcuna vittima tra i suoi dipendenti a seguito degli attentati. Tutti i documenti contenuti negli uffici sono stati distrutti a seguito degli attacchi dell'11 settembre, compreso il locale sistema informativo.

La DB era anche collegata a Wadih el-Hage, un cittadino naturalizzato americano proveniente dal Libano che era segretario personale di Bin Laden nel suo ufficio del Sudan ed è stato accusato di aver creato coperture commerciali del terrorismo in Kenya nel 1994. Gli investigatori sospettano pure che Darkanzanli stesse sostenendo finanziariamente la rete di Al-Qaeda usando la DB come punto d'appoggio. La famiglia di Bin Laden utilizza per la maggior parte delle sue operazioni bancarie la filiale di Londra della DB e la Saudi National Commercial Bank. Tuttavia, viene usata anche Citigroup, una banca da tempo collegata al lavaggio dei narcodollari nel cui consiglio d'amministrazione siede l'ex direttore della Cia John Deutsch e l'ex Segretario al Tesoro Robert Rubin. Rubin è anche l'ex CEO di Goldman Sachs che era il precedente datore di lavoro del riciclatore di narcodollari Kevin Ingram della DB.

Il presidente ha il potere di congelare operazioni monetarie americane connesse a banche globali con istituzioni di paesi che rifiutano di collaborare alle indagini contro il terrorismo. Nonostante tutte queste prove contro la DB, NON deve stupire che il presidente Bush non abbia indicato alcuna banca nel suo ordine esecutivo di congelamento dei conti: la famiglia bin Laden ha da tempo relazioni commerciali con la famiglia Bush attraverso il gruppo Carlyle. L'amministrazione Bush avrebbe di che preoccuparsi se avessero un seguito le indagini parlamentari sui legami tra la Deutsche Bank, la Faysal Islamic Bank of Bahrain e la Kuwait Finance House, poiché ritornerebbero fuori vecchie indagini finanziarie del 1991 legate all'insider trading della Harken Energy, la madre di tutte le ENRON. I finanziatori del Bush padre ed il Bush figlio erano in affari nella Harken e nello stesso tempo influenzavano decisioni che portarono alla Guerra del Golfo. Come ad esempio l'invio in Iraq dell'Ambasciatore April Glaspie che disse a Saddam Hussein che le sue azioni contro il Kuwait non avrebbero interessato minimamente gli Stati Uniti.

In conclusione, rimangono dei pesanti sospetti su questo gruppo bancario, la cui storia comincia un po' troppo a somigliare alle varie BCCI degli ultimi anni (o viceversa?). Su questa Banca, pesantemente coinvolta nell'affare Clearstream, nel cui consiglio d'amministrazione appariva il suo dirigente Ernst-Wilhelm Contzen, nel gennaio 2000, assieme ad IntesaBci (Renato Tarantola), Dresdner Bank (Gerhard Barth), Barclays (Andrew R. Bruce), Morgan Stanley (Lutz Raettig), Salomon-Smith-Barney (Charles S. McVeigh), Chase N.A.(Thompson M. Swayne), Merrill Lynch (Joe Willet), Goldman Sachs (Gary Williams), BIL (André Roelants), Bayerische Hypo-und Vereinsbank (Eberhard Rauch), Paribas (Dominique Hoenn), DG Bank (Johann-Rudolf Flesch), UBS (Josef Landolt) e Deutsche Boerse (Werner Seifert), occorrerebbe tentare di far luce. Non vogliamo mica lasciarne l'incarico agli "Illuminati"?

Aggiornamento dicembre 2003, gennaio 2004

Se avete un conto presso le Poste Italiane, presso il Banco Posta (www.poste.it), e chiedete un finanziamento, scoprirete che a fornirvelo sarà... la Deutsche Bank. Mentre spendete quei soldi, chiedetevi dove sono finiti i denti d'oro estratti ai prigionieri dei campi di concentramento nazisti prima di essere sterminati. Dopo averli spesi, lavatevi bene le mani.

Nell'ambito dell'inchiesta sulla Banca 121 e sugli pseudo "titoli statali", viene indagato Vincenzo De Bustis Figarola, all'epoca manager di Banca 121 ed ora amministratore delegato di Deutsche Bank Italia. Viene accusato di una truffa da 50 milioni di euro. Il 27 dicembre 2003 viene arrestato Calisto TANZI, patron di Parmalat. Una tra le banche che, fino al giorno prima del crollo delle quotazioni dei Bond Parmalat, ne consigliava l'acquisto, era proprio la DB. Nel gennaio 2004, anche altri mostri sacri - le sedi di Milano delle società di revisione Deloitte & Touche e Grant Thornton - cadono nel mirino dei magistrati della Procura di Milano. Vengono arrestati Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi. Mentre continuano gli arresti, i vertici di Finmatica lasciano le cariche. Il caso Parmalat si aggiunge ai casi Cirio (Cragnotti) e Bond argentini e viene indicato come "la truffa del secolo". Si avanzano sospetti sull'attività di vigilanza e controllo che dovevano effettuare Bankitalia e la CONSOB. Il presidente del'Adusbef (una associazione di difesa dei consumatori) Elio Lannutti, dichiara: «Vengono al pettine, seppur con ritardo, tutti i nodi della finanza creativa, ossia quei prodotti truffaldini spesso ideati dalle banche per raggirare i risparmiatori e distruggere i loro risparmi traendo spesso vantaggio diretto». In una nota, a proposito delle vicende della Banca 121, si dice che tutto ciò avviene «mentre la distratta Banca d'Italia neppure impone il rispetto dei requisiti dell'onorabilità, tollerando che banchieri indagati per gravissimi reati, quali truffa, insider trading, aggiotaggio, associazione a delinquere, falso in bilancio, possano continuare indisturbati a gestire allegramente il sudato risparmio dei cittadini». Prosegue lo scontro tra il Ministro delle Finanze, Tremonti, ed il governatore Antonio FAZIO. Il 22 gennaio, il direttore finanziario Tonna rivela il sistema di cifratura della doppia contabilità della Parmalat. Si suicida, gettandosi da un ponte, uno dei contabili Parmalat: Alessandro Bassi. La Guardia di Finanza perquisisce la sede della società di rating "Standard & Poors". Intanto la Procura di Parma indaga su trasferimenti di denaro da Parmalat al Sud America. Viene scoperto un conto con un milione di euro, intestato a Tanzi, a Montecarlo. La mattina del 23 gennaio 2004, Tanzi lascia il carcere per essere ricoverato all'ospedale milanese Fatebenefratelli: si sospetta che soffra di cuore.  Poche ore dopo, alle 13.16, la Guardia di Finanza irrompe negli uffici della Deutsche Bank di Milano. Il giornale della Lega Nord, La Padania, titola in prima pagina: "Bossi: L'euro di Prodi è la rapina del millennio".



Per approfondire:

1] Paul Manning, Martin Bormann: a nazi in exile, Lyle Stuart Inc., 1981

2] Cerca Hermann Joseph Abs, Martin Bormann e Heinrich Muller tra i documenti desecretati dal NARA il 13 maggio 2004

3] Cerca la Deutsche Bank negli archivi NARA

4] "The Deutsche Bank and the Holocaust," in Peter Hayes (ed.), Lessons and Legacies III: Memory, Memorialization, and Denial (Northwestern, 1999), 71-89, 264-69
[Lessons and Legacies III: Memory, Memorialization, and Denial, a cura di Peter Hayes (Northwestern University) e pubblicato nel 1999, contiene contributi di Elie Wiesel, Christopher Browning, Alan Steinweis, Gerald Markle, John Roth, Jeffrey Peck, Michael Berkowitz, Karl Schleunes, Peter Hayes, Henry Mason, Debórah Dwork, Harold Marcuse, Michael Marrus, Nathan Cogan, Scott Denham, Judith Doneson, Lawrence Baron, Jonathan Petropoulos e Geoffrey Giles. ]

5] Steinberg, Jonathan. The Deutsche Bank and its gold transactions during the Second World War. Munich: Oscar Beck, 1998.
[Note: The Historical Commission to Examine the History of Deutsche Bank in the Period of National Socialism was appointed by the Deutsche Bank in December 1997 because the Bank decided that it had to take up the issues which the debate on gold had aroused. The bank had already established both an historical archive and an institute for study of the history of the bank. A history of the bank had been published, but the availability of new Soviet archival sources made another closer study of the gold dealings of the largest German commerical bank under conditions of total war advisable. Historians appointed included Avraham Barkai, Gerald D. Feldman, Lothar Gail, Harold James, and Jonathan Steinberg, the principal author of the report. Their investigation showed that the Bank did trade in victim gold during WWII. In his conclusion, Steinberg concluding that their guilt began in 1933 when they tolerated the outrages which ruined their colleagues noted that the Deutsche Bank directors "profited from the disappearance of Jewish colleagues and rivals and went on pretending that business could go as usual".]

6] Glen Yeadon, The Nazi Hydra in America, Internet 2004