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Le nuove forme della Politica Monetaria: verso l'attuazione della Carta universale dei diritti economici

Il valore che affidiamo al bene immateriale "moneta" si basa sul principio di scambio (tutelato in modo alquanto lacunoso sul piano del diritto) liberamente intrapreso su base convenzionale (strumentale ma non di mercato), con presa d'atto.

La "proprietà della moneta non può essere trattata esclusivamente come una materia negoziale di tipo privatistico perchè la moneta risulta utile in quanto bene universalmente disponibile e quindi non può che ricondursi ai diritti fondamentali dell'uomo.

Il processo europeo di unificazione monetaria rappresenta una splendida opportunità di riforma DEL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE, ovvero un processo che conduca a regole e strategie unificanti, trasparenti, sostenibili e condivise di diritto; e non solamente come accade ora, ovvero secondo tacite convenzioni datate a secoli passati e convenienze politiche particolari di mutevoli scenari politici.
Nella misura in cui le Banche centrali con diritto esclusivo di emissione dispongono di una "riserva centrale" di tipo privatistico, sempre per convenzione possiamo affermare che il Mercato dispone di una "riserva circolante" di tipo collettivo.

Mentre per la prima non ha senso formulare delle regole negoziali basate sul valore indice di una proprietà e/o facoltà di cedere essendo decaduta la convertibilità in valore materiale (oro) per la seconda è il principo stesso dell'economia di scambio che lo richiede (sistema borsistico ed economia reale).

Il mantenimento del "signoraggio" nell'attuale sistema lede di fatto i principi della democrazia economica proprio per questa discrepanza tra trattamento monetario (scienza economica) e circolazione valutaria (economia reale).

Ora, se abbiamo la necessitò di identificare istituzioni di garanzia precise ed autorevoli che abbiano il compito di stampare moneta e/o comunque immettere o ritirare liquidità sui mercati qualora sia ritenuto necessario, ciò non vuol dire che gli stessi soggetti debbano essere titolari unici dei valori corrispondenti di riferimento trattati al pari delle merci e dei beni commerciali, in quanto gli stessi (le banche emittenti) sono presenti anche sui mercati in qualità di operatori finanziari e godono di fatto di una sorta di "golden share" monetaria grazie alla quale si è venuto a creare con la globalizzazione dei mercati una "strozzatura" sistemica del grado di trasparenza dei mercati finanziari visibile soprattutto nelle strategie politiche su di essi applicate.

Ancora, se l'intitolazione del diritto di proprietà monetaria non è assegnato (per legge) ad alcun attore sui mercati, non si capisce perché debba essere tacitamente consentito in via esclusiva alle Banche Centrali ed ai circuiti bancari sottostanti: o la regola vale per tutti, o l'eccezione crea la distorsione, la non chiarezza della regola stessa; una distorsione che dura ininterrottamente da 3 secoli ed è peggiorata negli ultimi 30 anni.